Le mani (e i giochi) dei bambini sulle città

Girovagando sul web mi sono imbattuta in questo singolare cartellone stradale, fatto installare all’ingresso della città dal sindaco del Comune di Comelico Superiore, in provincia di Belluno.

A suscitare clamore non è stato certamente l’invito rivolto agli automobilisti – assolutamente condivisibile e magari altrove declinato con dossi o dissuasori -, a limitare la velocità dei loro veicoli per ragioni di sicurezza. Ciò che ha catturato la mia (e non solo la mia ) attenzione, è stato il riferimento ai giochi in strada dei bambini. Una pratica, questa, un tempo molto comune, oggi per diversi motivi praticamente scomparsa, soprattutto nei grossi centri. Ora, va da sè che realtà come quelle di Comelico Superiore (sapevate che esiste un comune chiamato così? ) non sono neanche lontanamente accostabili a metropoli come Milano, Roma, Napoli, o ai nostri paesoni iper cementificati e trafficati della provincia.

Ci troviamo di fronte al comune più a nord del Veneto, con scenari che ricordano la casetta del nonno di Heidi sulle montagne! Poco più di 2.200 abitanti, più vicini all’Austria che al resto d’Italia.
Nessuna di noi – sebbene mamma un pò folle – lascerebbe ovviamente, di questi tempi, i suoi piccoli giocare in strada. Ma l’altro dato è: che così come noi madri non portiamo più i nostri figli in strada, così gli amministratori locali hanno smesso di pensare e progettare gli spazi urbani in funzione delle esigenze dei più piccoli!
Se vi fermate un attimo a rifletterci, è praticamente un cane che si morde la coda!
E allora forse forse bisognerebbe avere il coraggio di osare e riportare i bambini in strada. Magari all’inizio immaginando “giornate ad hoc” del gioco in strada, con transennamento di determinate aree per impedirne il transito veicolare.
L’esperimento, a lungo andare, oltre ad una semplice valenza ludica, potrebbe avere anche importanti riscontri civici su automobilisti e centauri, che inizierebbero a (ri)abituarsi alla presenza di minori in strada. E sui bambini stessi.
I nostri figli non sono forse i “cittadini del domani”? Una definizione di cui spesso si abusa ma alla quale bisognerebbe dare il giusto peso…
Non è forse vero che i nostri bimbi non sono abituati a camminare a piedi e che della loro città conoscono a stento il nome e il percorso (in AUTO) casa-scuola / scuola-casa?
E se vivessero maggiormente strade, vicoli e piazze del loro territorio, e li sentissero maggiormente “loro”, non diventerebbero, forse, adulti con un maggiore senso civico?
chissà….

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