Giocattoli e identità di genere: altro che “parità”

In questi giorni ha suscitato molto, forse troppo, clamore il post di Roberto Saviano sul fiordifragola (chi se lo fosse perso può leggerlo qui).
Nelle sue righe lo scrittore, riportando un aneddoto della sua adolescenza, conclude che il seme dell’ omofobia si sedimenti da bambini, con usi e costumi che si è soliti etichettare, pregiudizievolmente, come “da femmine” o “da maschi“.

Al netto di tutte le estremizzazioni e semplificazioni che la storiella di Saviano contiene, il post mi ha riportato alla mente una discussione fatta tempo fa con le amiche Silvia e Mariagiovanna, a proposito delle convenzioni sociali veicolate dai giocattoli e dalla pubblicità. E di come talvolta nonni o genitori più all’antica si “impensieriscano” se il loro nipotino preferisce giocare con le bambole, piuttosto che con le pistole, o la loro figlioletta ama il calcio più che cucine e pentoline.

Ecco, assodato che il tipo di giochi e passatempi preferiti dai nostri piccoli per nulla influiranno sulle future scelte sessuali (di certo non saranno in grado di determinarle!), ho trovato a dir poco geniale la scelta di una casa di produzione di giochi svedese (che distribuisce in tutto il nord Europa), la TOY TOP, di ritrarre sui suoi cataloghi, per ogni gioco, sia maschietti che femminucce, abbattendo i classici stereotipi e lasciando finalmente liberi i bambini di giocare anche con prodotti non pensati appositamente per loro.


Accadrà mai una cosa del genere in Italia, paese che sul fronte della paritàdigenere è ancora indietro anni luce?
E soprattutto, voi cosa ne pensate dell’argomento??

 

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