Lavoro: discriminata perché incinta?

Oggi vi racconto una storia che mi fa incavolare e non poco.
E’ un pochino lunga, abbiate pazienza, ma sono i dettagli e le sfumature a dare senso al tutto…

La protagonista di questa vicenda è Elena (nome di fantasia).
Dopo due lauree con lode, 3 abilitazioni, 3 master, una serie infinita di corsi di formazione, 3 concorsi a cattedra e 8 anni di precariato, ottiene il posto di ruolo da insegnante di scuola superiore.
Il sogno di una vita di sacrifici finalmente si realizza.
Elena insegnerà in una scuola pubblica, avrà il tanto agognato “posto fisso”, e tutti i suoi diritti di lavoratrice saranno pienamente rispettati.
O almeno è quello che credeva…

Eh già, perché Elena in questo nuovo mondo non è stata accolta nel migliore dei modi. Ha impattato immediatamente con la dura realtà: in Italia la maternità non è considerata un diritto ma un handicap!
Si, avete capito bene: Elena è incinta.
Non perderà il suo posto ovviamente (questo accade nel privato, non nel pubblico) ma il suo stato interessante le è già costato la perdita di una prima opportunità.

Come tutti i docenti di nuovo inserimento, Elena conosce solo l’ambito territoriale al quale è stata assegnata, ma non la scuola nella quale lavorerà. Ci penserà il Provveditorato a collocare gli insegnanti, fermo restando la facoltà concessa ai dirigenti scolastici di assumere “per chiamata diretta”.
Ebbene, accade che il curriculum brillante di Elena viene notato da un dirigente. Proprio dal dirigente dell’Istituto del quale Elena aveva sentito parlare molto bene e nel quale avrebbe voluto insegnare, e viene convocata per un colloquio.

Da qui il dilemma: lo dico o lo nascondo che aspetto un bambino?
Elena decide di provare a camuffare il pancione per essere valutata senza pregiudizi.
Tra lei e il dirigente il feeling è immediato. Lui è entusiasta dei suoi titoli e dell’esperienza maturata in un prestigioso istituto privato. L’atmosfera è rilassata. Lui le sorride e le dà il benvenuto nel suo staff.
“E’ proprio la persona che stavamo cercando” – commenta, invitando Elena ad accomodarsi in segreteria per firmare il contratto.
A quel punto l’etica morale della giovane donna le impone di essere onesta. Elena confessa al dirigente la sua condizione. Lui sbianca e muta radicalmente approccio.
Tra l’incredulo e l’imbarazzato farfuglia qualcosa di confuso e le spiega – a lei che un attimo prima era l’insegnante “perfetta” per la sua scuola – che deve visionare anche altri curricula.
Quasi un “le faremo sapere”, tipico dei provini teatrali andati male.

Elena ha l’amaro in bocca. Capisce di essersi giocata una chance ma sa che mai sarebbe riuscita a comportarsi diversamente.
“Magari apprezzerà la mia sincerità”. “Mi ritiene valida e magari deciderà di fare un discorso di prospettiva”, sperava in cuor suo…
No. Nulla di tutto questo. La sua onestà non è stata ripagata.
Oggi Elena ha ricevuto una telefonata dalla segreteria della scuola. Le hanno comunicato che la cattedra è stata assegnata ad un tale professor “X”.
Proprio così. Un UOMO.
Si tratterà di un docente più preparato? Con un curriculum più ricco?
Saprà organizzare le lezioni con la stessa cura e la stessa passione di Elena?
Non lo sapremo mai.
Quel che è certo è che il prof. X non potrà mai restare “INCINTO”!

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