Eh no, Caterina, stavolta hai toppato…

Nelle ultime 48 ore tutte o quasi le mamme-blogger più seguite hanno dedicato un post all’intervista rilasciata da Caterina Balivo al settimanale Chi.

Certo, io sono solo l’ultima ruota del carro ma… potevo mai esimermi dal dire la mia?

Nella chiacchierata con Azzurra Della Penna, che le è valsa anche la copertina della rivista diretta da Alfonso Signorini, la “brunetta” di Detto Fatto ha raccontato il parto della sua secondogenita Cora e altri dettagli personali della sua vita da mamma e moglie.

Ha rivelato di aver scelto il parto naturale, ma senza l’epidurale, e che, se non avesse partorito in vacanza, avrebbe voluto mettere al mondo sua figlia tra le mura domestiche, assistita solo dalla sua ostetrica di fiducia.

Ora, al netto di qualche retorica di troppo (riporto testualmente un tratto della conversazione: “se un bambino arriva da un rapporto d’amore, allora deve nascere con un atto d’amore della sua mamma“) a mio avviso la Balivo non ha voluto ergersi su alcun piedistallo. Ha spiegato le sue scelte ma senza puntare mai il dito contro le donne che magari scelgono percorsi diversi.

Eppure, non sono mancate le critiche. Sono piovuti gli attacchi delle paladine del “una mamma è mamma se partorisce naturalmente, se lo fa con cesareo e anche se adotta un bambino” ma nessuna che si sia soffermata su quello che, secondo me, è il vero esempio negativo veicolato dall’intervista e che, guarda caso, è riportato a caratteri cubitali in copertina: “TORNO IN TV A UN MESE E MEZZO DAL PARTO“.

Caterina, cara…

Mi stai simpatica. L’ho ribadito tante volte anche sul blog. Poi sei napoletana come me. Ma proprio perché sei del sud come me sai bene quanto, soprattutto dalle nostre parti, nel mondo del lavoro la maternità sia considerata non un diritto ma, nella migliore delle ipotesi, una concessione. Nella peggiore è motivo di discriminazione (una storia fra le tante potete leggerla qui) o addirittura di licenziamento.

Alzi la mano chi non ha mai conosciuto donne che parallelamente ad un contratto di lavoro hanno dovuto firmare le dimissioni in bianco… quelle che il capo farà prontamente saltare fuori dal cassetto in caso di test di gravidanza positivo.

Alzi la mano chi non ha mai sentito di donne de-mansionate o mobbizzate perchè “ree” di aver avuto un bambino.

Questo titolone in prima pagina piacerà di certo a tanti datori di lavoro…

A quelli che considerano un’ingiustizia doverti pagare lo stipendio per intero mentre stai a casa durante i 5 mesi di astensione obbligatoria prevista dalla normativa sulla maternità.

Caterina, hai letto bene: OB-BLI-GA-TO-RIA. Forse non lo sai ma in Italia, per legge, le donne incinte sono tenute ad astenersi dal lavoro due mesi prima della data presunta del parto e tre mesi dopo il parto.

Per cui, Caterina cara, se proprio vuoi sentirti come me, come noi. Se proprio vuoi mostrarti come la donna della porta accanto, non limitarti a postare foto senza filtri, a raccontare che in gravidanza ti mancava il prosciutto crudo o che controlli costantemente tua figlia quando dorme, per sincerarti che respiri….

Se vuoi sentirti una di noi, non ledere i nostri diritti. Quelli che quotidianamente tante donne si vedono negati. Se vuoi sentirti una di noi, resta a casa ancora un po’ con la tua piccina… anche lei ne ha diritto!

 

 

 

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