Mary Poppins, il musical praticamente perfetto che ci ha fatto sognare

Tutto può accadere se ci credi“, ripete più volte Mary Poppins in quella che è la prima trasposizione teatrale italiana del celebre film Disney del 1964, vincitore di ben 5 premi Oscar.

ll claim, parafrasato e adattato al mio caso, diventa “tutto puoi ottenere se ci tieni“. Ed io, di assistere a questo musical che ormai da oltre 100 repliche riempie (di pubblico, ma soprattutto di entusiasmo) il Teatro nazionale CheBanca! di Milano, ci ho tenuto veramente tanto.

Al punto da mettermi in viaggio da Napoli, con tutta la famiglia, sostenendo gli inevitabili costi (non soltanto economici) di una toccata e fuga a 768 km da casa, con due bimbi di 3 e 5 anni al seguito.

Ne è valsa la pena? È la domanda che mi hanno fatto tutti al ritorno.

La risposta è secca ed incontrovertibile: assolutamente SI!

Certo, io potrei non fare testo, visto che è risaputo quanto sia amante del genere e, ancor di più, della magica tata che vola con l’ombrellino. E così, come me, Martina, che mi segue a teatro da quando aveva due anni e mezzo e conosce a memoria tutti i classici Disney.

Ma se vi dico che mio marito (tifoso sfegatato) non ha rimpianto nemmeno i 5 gol segnati dal Napoli contro l’Empoli, nel corso della partita che si è disputata proprio in contemporanea allo spettacolo, risulto più credibile?

E se aggiungo che Mario (notoriamente indomabile) è rimasto fermo sulla sua poltrona in terza fila per tutti i 160 minuti della rappresentazione, fatta eccezione per la coreografia degli spazzacamini, in cui non ha resistito ed è dovuto scendere a terra per saltellare ed improvvisare passetti da tip tap, riesco a rendere l’idea di quanto magico e coinvolgente, in sintesi “praticamente perfetto“, sia Mary Poppins il musical?

Una produzione imponente e curata in ogni minimo dettaglio, che non ha nulla da invidiare ai migliori musical di Broadway.

A partire dall’orchestra che suona dal vivo (cosa rarissima in Italia), agli effetti speciali, passando per  le scenografie che, ruotando, sollevandosi ed abbassandosi su più livelli rispetto al palco, ben riescono a rappresentare dalle camere al tetto della casa dei Banks, in cui si muove gran parte dell’azione.

Non mancano naturalmente il parco (dominato da una fontana con una statua in marmo molto particolare), la banca dove lavora Mr. Banks e la Cattedrale dove si aggira la dolce vecchietta che vende i sacchetti di mangime per i piccioni.

Sullo sfondo una Londra metaforicamente grigia, tutta fermezza e rigore (per prendere a prestito l’inciso di uno dei nuovi brani scritti appositamente per la versione italiana del musical), che verrà scossa e colorata dall’arrivo di Mary Poppins.

La tata è interpretata da Giulia Fabbri, affiancata – nel ruolo di Bert – da Davide Sammartano. Due performer a 360 gradi, dall’ottima vocalità e presenza scenica, molto giovani ma già con un curriculum di tutto rispetto nell’ambito del musical.

Giulia e Davide, forti della loro bravura sul palco ma, al tempo stesso con grande umiltà, sono riusciti a reggere il peso del pericoloso paragone con due mostri sacri del calibro di Julie Andrews e Dick Van Dyke (al quale, peraltro, credo che Sammartano somigli molto).

Ma le magistrali interpretazioni di Mary e Bert  (impeccabili anche i piccoli Jane e Micheal), sono solo una parte di un tutto ben più ampio e complesso, che non presenta sbavature e riesce a catturare l’attenzione dello spettatore (di qualsiasi età) dal primo all’ultimo istante della rappresentazione. Merito della bravura degli attori e della spettacolarità di coreografie ed effetti speciali, ma anche di una trama incalzante, in alcuni aspetti modificata rispetto sia al film che ai racconti di Pamela L. Travers, proprio per aumentare il ritmo e rendere più attuale la storia (in Mary Poppins, il musical, ad esempio, la signora Banks non è una suffragette ma un’ex attrice).

Il momento più emozionante dello spettacolo? Senza dubbio il finale.

Ho fatto praticamente la stessa espressione da stoccafisso del piccolo Micheal quando ho visto Mary Poppins (che si era già alzata un paio di volte in volo, nel corso dello spettacolo, per entrare o uscire dalle quinte), planare sulle nostre teste attraversando, sospesa nel vuoto, tutta la sala del teatro.

E allo stupore, per il colpo di scena, si è aggiunta la commozione.

Ho iniziato a piangere dall’emozione, come una bambina. Mi sono sentita leggera come un aquilone, libera dai pensieri e dalle preoccupazioni. Perché in fondo, si sa, nella vita basta un po’ di zucchero, un sorriso, uno schiocco di dita, una canzone, un abbraccio, ma soprattutto l’amore della propria famiglia, ed anche il macigno più pesante va giù.

 

photo credits: pagina FB Mary Poppins il Musical

Commenti

Leave a Reply