Cinema: Il ritorno di Mary Poppins

Che vacanze di Natale sarebbero senza una serata al cinema con tutta la famiglia? Fin troppo facile indovinare per quale film abbiamo optato…

Ebbene sì, dopo aver imparato a memoria la pellicola del 1964 ed essere andati fino a Milano per assistere alla sua prima trasposizione teatrale italiana, potevamo mica perderci il ritorno di Mary Poppins sul grande schermo?

E così, rigorosamente forniti di pop corn e patatine, ci siamo lanciati nella storia della tata più famosa di tutti i tempi, ma con una sostanziale differenza: sono ormai trascorsi 30 anni dall’ultima volta e i piccoli Jane e Micheal, che avevamo conosciuto rincorrere aquiloni nei parchi londinesi, sono ormai adulti.

Micheal, in particolare, rimasto vedovo da un anno, vive nella vecchia casa dei genitori con i suoi tre figli: John, Annabel e Georgie. Ha messo da parte le sue ambizioni di artista per lavorare nella stessa Banca di cui il padre era stato tra i soci fondatori. Sono gli anni della crisi economica tra le due guerre e lui, ancora scosso per la grave perdita subita, ha dimenticato di pagare le rate di un prestito, mettendo a rischio proprio la casa di Viale dei Ciliegi n. 17.

Quale occasione migliore per il ritorno di Mary Poppins? La tata volante, che naturalmente non è invecchiata neanche di un giorno, atterra nuovamente su Londra per prendersi cura, alla sua maniera, dei piccoli e grandi Banks. E quindi via a tuffi tra delfini nella vasca da bagno, incursioni in colorati mondi paralleli abitati da animali parlanti, e incontri con personaggi strampalati, il tutto come sempre infarcito di musica e balli.

Il marchio Disney, si sa, è una garanzia. Tuttavia, nonostante la grande attesa per questo ritorno e un cast di tutto rispetto in cui spiccano nomi come Meryl Streep (la cugina Topsy) e Angela Lansbury (la signora dei palloncini), l’accostamento con il film-capolavoro vincitore di ben 5 premi Oscar, non è neanche lontanamente immaginabile.

Non per colpa della colonna sonora che, sebbene orecchiabile, dimentichi un attimo dopo esser uscito dalla sala, al contrario di quella che valse un Oscar, un Golden Globe ed un Grammy Award ai compositori Richard e Robert M. Sherman.

Non per colpa della trama, piacevole e scorrevole che, senza esagerare, getta qui e là riferimenti e citazioni alla “prima” Mary Poppins: dai pinguini agli aquiloni, passando per i due penny investiti in Banca dal Micheal bambino che, trent’anni dopo, finiranno per salvare il Micheal adulto.

Non per colpa della bella e brava Emily Blunt, la cui interpretazione è probabilmente anche più in linea con il personaggio austero ed inflessibile raccontato dalla Travers, risultato addolcito dalla versione cinematografica voluta da Walt Disney.

Ma il problema è che, da 55 anni a questa parte, nell’immaginario collettivo di tre generazioni di bambini, Mary Poppins è e resta la praticamente perfetta sotto ogni aspetto Julie Andrews che, al suon di con un poco di zucchero la pillola va giù, rimette a posto giocattoli schioccando le dita.

E la Andrews, oggi 84 anni, questo lo sa fin troppo bene, tanto da rifiutare di interpretare un cammeo in Mary Poppins returns proprio per non oscurare la Blunt.

Ritroviamo invece Dick Van Dyke (lo spazzacamino Bert) che, proprio nel finale, in barba ai suoi 93 anni suonati, canta e balla sulla scrivania interpretando il sig. Dawes Jr., figlio dell’anziano proprietario della Banca da lui già interpretato nella vecchia pellicola.

Ecco, diciamo che vale la pena vedere Il ritorno di Mary Poppins proprio per questo cammeo di Van Dyke che in qualche modo chiude il cerchio, appagando ed emozionando gli spettatori nostalgici che, per tutta (o quasi) la durata del film, non hanno fatto altro che fare raffronti e rimpiangere il “vero” film.

Se sia stato o meno un passo falso per la Disney mettere in piedi questo sequel, lo decreteranno i botteghini. Resta in ogni caso il merito di aver riportato in auge un personaggio che probabilmente non tutti i bimbi di oggi conoscevano, spero spronandoli ad andarsi a vedere anche la vecchia pellicola.

Concludo con una piccola parentesi personale: si è trattato della prima volta di Mario al cinema… e direi che ne è uscito molto soddisfatto 😀

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